"Dal nostro inviato in Afghanistan". Barbara Schiavulli racconta
Thursday 20 November 2008

Barbara SchiavulliI giornalisti freelance sono una razza in via d'estinzione. Ce ne sono sempre meno, vittime forse di una <economia giornalistica> che gli preferisce le agenzie: si scorrono le notizie da dietro uno schermo e gli inviati si contano sulle dita di una mano. <Mancano i soldi>, rispondono i giornali.

Ma all'estero la situazione è diversa, ci sono corrispondenti in quasi tutti i Paesi più importanti del mondo, nelle zone "calde" e qualcuno anche in quelle ...fredde, perché non si sa mai. E gli inviati delle grandi testate europee e americane sono presenti quasi dappertutto. In Italia questo non accade, basti pensare che molti giornali nostrani  - anche quelli considerati più autorevoli - hanno seguito vicende come la guerra nel Caucaso o l'indipendenza del Kosovo o gli ultimi fatti di terrorismo in India solo attraverso i lanci di agenzia.

Carroarmato israeliano - Foto: SchiavulliBarbara Schiavulli, in questo senso, è una mosca bianca. Per anni ha fatto la spola tra l'Italia, l'Iraq e l'Afghanistan, prima per conto dell'Avvenire poi per la Stampa e per numerose altre testate giornalistiche e radiofoniche. «Sono arrivata a scrivere anche cinque pezzi al giorno e a fare quasi venti collegamenti radiofonici in poche ore - ha raccontato la Schiavulli durante un inconro con i redattori di "Periscopio" nel Master di giornalismo dell'Università di Tor Vergata - prima di ogni partenza calcolavo le diverse spese che avrei dovuto affrontare e le entrate dovute alle diverse collaborazioni, se non valeva la pena non partivo». E i costi di un viaggio sono altissimi, basti pensare che per farsi portare dall'aeroporto fino a Baghdad, in Iraq si può arrivare a pagare anche 600 dollari (ne costava appena 15 prima della guerra).

Ma essere freelance significa anche farsi portatori delle storie, dei racconti e delle sfumature che sfuggono ai fatti, che ne costituiscono il contorno silenzioso e spesso ignorato dai grandi media. Pochi sanno, ad esempio, che gli abitanti di un villaggio afghano hanno sparato contro i militari italiani credendo fossero soldati di quell'armata Rossa che invase l'Afghanistan in piena guerra fredda. Sono storie locali che mettono però in evidenza come il governo centrale sia incapace di giungere nelle zone più lontane del Paese:Esplosione a Kabul «A Kabul la situazione è ancora relativamente tranquilla - ha raccontato la Schiavulli - ma per uscire dalla Capitale bisogna mettersi d'accordo con i talebani. Per ricostruire la strada che porta dalla capitale a Kandahar - ha continuato - sono stati spesi 250 milioni di dollari e adesso è un colabrodo per i segni delle bombe piazzate dai talebani al passaggio dei convogli americani». Ma l'Afghanistan è anche il Paese della droga. «Soldi ne girano moltissimi - ha raccontato la Schiavulli - e per tre quarti provengono dal commercio della droga. Finché il Governo centrale non riuscirà ad assicurare la sicurezza non arriveranno mai gli investimenti stranieri, unico volano per una modernizzazione e per la crescita del Paese». Poche le prospettive per ora, e tutte di guerra. «Se Obama sposterà le truppe dall'Iraq all'Afghanistan e riuscirà ad addestrare la polizia e le forze militari afghane, allora è possibile che la situazione migliori. Se si andrà in Afghanistan solo per combattere - ha concluso - allora si risolverà poco. Credo chiunque alla Nato abbia capito che la seconda opzione può essere solo che fallimentare».

Emilio Fabio Torsello 

(fotografie di Barbara Schiavulli)

PodcastRadio Periscopio: ascolta L'intervista a Barbara Schiavulli (11.17 MB)

(a cura di Gianluca Galotta, Emilio F. Torsello, Sirio Valent e Federica Venezia. Alla parte tecnica Paolo Ribichini).