La Cassazione boccia i referenudm di Grillo contro l'OdG e i finanziamenti pubblici ai giornali
Tuesday 11 November 2008

Beppe GrilloSi fece tanto urlare a braccia tese, con Vaffa finale, ma alla fine il referendum non s'ha da fare. Sembra concludersi amaramente per Beppe Grillo la crociata contro l'Ordine dei Giornalisti, i finanziamenti pubblici ai giornali e la legge Gasparri. La Cassazione ha infatti giudicato insufficienti le firme raccolte dal comico genovese e ha lasciato grillo e grillini a mani vuote.

Secondo i giudici dell'Ufficio Centrale per i referendum, diretto da Corrado Carnevale, non sarebbero formalmente corrette le procedure seguite per la raccolta di diverse centinaia di migliaia di firme. Cose che capitano, diranno alcuni. Un evidente calo di consensi secondo altri.

A confermarlo, i numeri e le firme raccolte contro il Lodo Alfano da Antonio Di Pietro: oltre un milione. Sono numeri, quelli del leader dell'Italia dei Valori, che mettono al sicuro i quesiti referendari proprio da eventuali vizi di forma che potrebbero far annullare una parte delle firme. A Grillo questa corsia d'emergenza è evidentemente mancata.

Due le probabili motivazioni che hanno indotto gli italiani a non firmare o, per lo meno, a non firmare in massa: l'ordine dei giornalisti non viene avvertito come un pericolo da smantellare oppure ci si è resi conto che eliminando i finanziamenti pubblici ai giornali, molti di questi avrebbero chiuso o sarebbero rimasti in vita sotto il ricatto della pubblicità. Elementi che Grillo o non aveva spiegato al suo pubblico o non aveva considerato. Se venisse meno il sistema di finanziamenti che permette la pubblicazione di quotidiani come Il Manifesto, Liberazione, Il Secolo XIX, L'Avvenire, infatti, sopravvivrebbero solo i grandi gruppi editoriali come Rcs-Corriere della Sera o Sole 24 Ore, tra i pochi a far registrare bilanci in attivo. Quasi tutti "i piccoli", invece, chiuderebbero i battenti oppure, ipotesi forse peggiore, sarebbero ridotti ad avere una linea editoriale pubblicitaria e quindi sensazionalistica. Ma sono ipotesi. Sulla carta Beppe Grillo potrà andare a spiegare le sue ragioni e "salvare il salvabile", il 25 novembre prossimo, data in cui è stato convocato dai giudici della Cassazione.

Emilio Fabio Torsello