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Polemiche da Pride: doppia intervista a Berardicurti e Priori |
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Thursday 08 May 2008 |
«È solo esibizionismo». Con queste parole il nuovo Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha espresso le sue riserve sul Gay-pride del prossimo 7 giugno. Polemiche a non finire dal mondo LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender), deciso a manifestare ma diviso sull'interpretazione da dare alle parole di Alemanno.
Ecco a confronto le opinioni di Andrea Berardicurti (segretaria politica Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli) e Daniele Priori (vicepresidente di GayLib, gay liberali di centro destra).
Daniele Priori
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Andrea Berardicurti
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Come interpretate le esternazioni del sindaco Alemanno sul gay-pride del prossimo 7 giugno?
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“Nell’unico modo possibile: come un’apertura su un tema troppo spesso ignorato, sul quale per la prima volta vengono introdotti dei giusti distinguo. Per il mondo gay, il pride costituisce un momento di rivendicazione culturale e politica, il che non implica lasciarsi andare al fanatismo e alla violenza comunicativa. Siamo noi i primi a ad essere contrari a inutili forme di esibizionismo, alle quali opponiamo un messaggio pacato e moderato. Di qui l’idea di sfilare in giacca in cravatta. A emanno si è espresso con franchezza, segnando una chiara differenza rispetto al buonismo e l’ipocrisia che hanno contraddistinto l’atteggiamento degli amministratori di sinistra su questi temi. Siamo certi che la nuova amministrazione capitolina saprà tutelare la comunità gay romana con interventi mirati in materia di sicurezza e assistenza. Qualcosa che, lo diciamo con chiarezza, riguarda la vita quotidiana di ciascuno di noi e che, proprio per questo, ci interessa di più di un corteo carnevalesco di un solo giorno”.
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"Dopo la sua vittoria al Comune Gianni Alemanno ha dichiarato di voler essere il «Sindaco di tutti» ma dalle sue parole sul Gay-pride è chiaro che non sarà in grado di farlo. Il sindaco di Roma ha messo i paletti ad un diritto fondamentale come quello a manifestare. È una dichiarazione che ci fa rabbrividire perché lascia trasparire la tendenza non liberale che è presente nel suo dna. Per noi, invece, si tratta di un evento gioioso, colorato, aperto a tutti, comprese famiglie con figli al seguito, ma soprattutto dove non c’è ostentazione. Il pericolo che intravediamo è quello di una limitazione ad una comunità che scende in piazza a rivendicare i propri diritti. Oltretutto il Gay-pride non si ferma alla sola manifestazione, ma prevede una serie di mostre culturali che hanno come obiettivo quello di farci conoscere sempre di più dai cittadini. L’indirizzo che Alemanno sta dando alla sua legislatura, invece, non si adegua a questa politica di tolleranza, andando contro non solo la sinistra ma contro la stessa destra europea”.
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Quanto conta per la comunità Lgbt che il Comune di Roma mantenga il patrocinio sulla manifestazione?
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“Innanzi tutto vorrei ricordare che il primo a negare il patrocinio alla manifestazione è stato proprio il sindaco Rutelli in occasione del World Pride del 2000: un evento che aveva ben altro rilievo rispetto ad un pride cittadino. In secondo luogo inviterei a non trarre conclusioni affrettate: Alemanno si è detto disponibile a discutere della manifestazione, tanto che sono già previsti incontri tra i rappresentanti della comunità e la squadra del sindaco”.
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“Dal 1994 ad oggi il Gay-pride non ha avuto il patrocinio del Comune di Roma in una sola occasione, nel 2000. In quel caso, l’allora sindaco Francesco Rutelli, catalogò la manifestazione come anti Vaticano anche se da sempre noi accogliamo tutte le persone che la pensano nel modo più diverso. Durante lo stesso Gay-pride sono previsti dibattiti e riti ecumenici perché sono molti i credenti che fanno parte della nostra comunità. Noi, comunque, andremo avanti”.
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| Quale messaggio politico lancerete con il prossimo pride? |
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“Il manifesto politico del pride è sempre stato stilato da sinistra, con un atteggiamento di ostracismo culturale che ci ha lasciato in una posizione subalterna. Da adesso la sinistra non potrà più far finta che non esistiamo. Speriamo di arrivare al 7 giugno con un movimento unito, un manifesto politico concordato e effettivamente condiviso. Anziché cedere a facili ideologismi, penso che in ambito cittadino occorra maggiore elasticità e concretezza politica, sollevando richieste, come l’allargamento delle delibere socio-assistenziali, ben più incisive di una semplice dichiarazione di intenti qual è, di fatto, la richiesta di istituire un registro per le unioni civili”.
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“Tutti i pride che verranno fatti (Roma, Milano, Biella, Bologna e Catania) avranno la stessa piattaforma vendicativa dello scorso anno: Parità, Dignità e Laicità. Siamo riusciti ad aggiungere solo due righe in più rispetto al passato, grazie alla sinistra che è stata al governo. Porteremo avanti, quindi, anche il diritto all’asilo politico per le persone perseguitate nei loro paesi perché considerati “diversi”. A livello locale, poi, ogni città avrà una piattaforma più dettagliata per rispondere a specifici problemi. Nella capitale, ad esempio, porteremo avanti la stessa linea politica passata ma con una componente aggiuntiva: Testardamente Parità, Dignità e Laicità”.
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| Quindi tutti in giacca e cravatta il 7 giugno? |
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“GayLib è stata forse la prima associazione a invocare in tempi non sospetti un Pride in giacca e cravatta. I gay che si identificano in una destra europea, moderna e liberale sapranno segnare una svolta rispondendo positivamente all’appello antiesibizionista del sindaco”.
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“Chiunque voglia venire in giacca e cravatta sarà il benvenuto. Il Gay-pride, però, per noi rappresenta un momento in cui poterci far vedere e sentire, strillando a tutti la nostra presenza, senza mai ostentare. A modo nostro portiamo avanti tematiche che riguardano tutti”.
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Ilaria Costantini
Claudia Moretta
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