THE END, IL MASTER E' FINITO. Ultime notizie (ma proprio ultime...) di Periscopio
Thursday 21 January 2010
Ma perché volete fare i giornalisti? Crisi editoriali, mercato saturo,
morte dell'inviato: è uno sguardo interrogativo, stupito e beffardo insieme,
quello che ci ha accompagnato in questi due anni. Ma è lo sguardo di chi
giornalista lo è già. Realismo post-ideologico
o chiusure di casta? Di certo, l'impressione è che qualcosa non funzioni: in
quelle che dovevano essere le fabbriche dei nuovi giornalisti, deputate a
sostituire la "praticaccia", sempre più si predica la fine del giornalismo e la
necessità di arrangiarsi, di adeguarsi.Con il "Periscopio", noi ci abbiamo provato. Piccole inchieste e tanto lavoro,
intuizioni grafiche e discussioni estenuanti: chi non ama il "verde
periscopio", chi soffre il coordinatore unico, chi contesta il paginone. Ma
sempre per passione.
In questi due anni, nel mondo del giornalismo abbiamo cercato di entrarci dalla
porta principale. Partecipando, impegnandoci per migliorare quello che a molti
di noi (tutti?) appare un mondo ancora lontano e per molti versi ostile. Siamo
andati alle manifestazioni per la libertà di stampa, abbiamo riempito i
convegni di un sindacato che ancora non ci appartiene e che non sembra
preoccuparsi troppo di noi. Un esempio per tutti: la vertenza sul contratto che
dovrebbe essere il nostro contratto l'abbiamo seguita e alla fine subita. Ma
noi c'eravamo.
Si gioca con le carte che si hanno in mano. Così, giorno dopo giorno, ci siamo
impegnati sul "Periscopio" come fosse il "Corsera", cercando scoop faticosi e
immaginando lettori ideali (anche se, probabilmente, inesistenti). La passione
non l'ha fatta mancare neppure il nostro direttore: il "Periscopio" di Guido
Alferj è stato il giornale dei viaggi nelle redazioni e dei titoli sfondati,
delle frasi di prima e delle edizioni speciali. Con gli occhiali alla Mughini
(ma non juventino) e una presenza molto costante, il direttore ci ha pungolato
addestrandoci a un giornalismo d'inchiesta e di approfondimento da adattare a
un futuro incerto.
E poi la tv, la radio, l'on line. Tanti impegni quotidiani, spesso troppi:
anche dieci ore al giorno che non hanno aiutato la lucidità ma di certo sono
riuscite a cementare un gruppo molto variegato eppure fecondo di idee e
progetti. Resta, dopo due anni, la domanda iniziale, sempre più forte. La
risposta a chi tenacemente ci scoraggiava l'abbiamo data ogni giorno qua
dentro. Adesso andiamo a darla in strada, là fuori. Soli, ma giornalisti.