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Il Roma Pride imbrigliato dai divieti. Il circolo Mieli "evidente la volontà di impedirlo" |
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Wednesday 03 June 2009 |
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Non più solo il percorso, ma adesso anche la data del Gay Pride di Roma del prossimo 13 giugno cade nell'incertezza. Dopo i dinieghi del Comune e della Questura sull'itinerario del corteo omosex, gli organizzatori della manifestazione minacciano infatti un ricorso legale al Tar del Lazio, dicendosi "pronti a spostare la data della parata in attesa dell'esito giudiziario".
''E' ormai evidente la volontà di impedire lo svolgimento del Gay Pride romano'', spiega in una nota il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli dopo la bocciatura dell'ennesima proposta di tragitto del Pride, che da Piazza della Repubblica sarebbe dovuto arrivare a Piazza Navona. Stavolta la causa addotta dalla Questura è stato l'eccessivo tempo di chiusura delle strade limitrofe a Piazza Venezia, dense di sedi istituzionali e luoghi ritenuti sensibili. A chiudere su San Giovanni, meta ambita dal corteo, era stato invece nelle scorse settimane il Comune: sia il 13 che il 20 giugno la piazza sarà infatti impegnata per eventi religiosi. Né è stato possibile trattare su una percorso alternativo rispetto ai sei itinerari fissati dal protocollo sui cortei firmato lo scorso marzo tra gli enti territoriali, il Prefetto di Roma e i sindacati confederali. L'unica concreta alternativa offerta per la giornata dell'orgoglio gay è stato il tragitto da Bocca della Verità a Piazza Navona, "un percorso di poche centinaia di metri - denunciano dal comitato organizzatore - che sminuirebbe il senso della manifestazione".
Di qui la decisione di passare alle vie legali, anche per "difendere un principio generale che sta subendo un inaccettabile attacco liberticida".
La denuncia delle principali associazioni Lgbt romane cade nel quarantesimo anniversario della ribellione di Stonewall Inn, il locale newyorkese dove il 27giugno 1969 la polizia irruppe generando proteste e movimenti di contestazioni in tutti gli Usa. Il Roma pride, si legge nel manifesto politico dell'edizione 2009, "difende quel momento storico come memoria collettiva", e denuncia, tra l'altro, "una colpevole disattenzione legislativa per una grande percentuale di cittadini e cittadine italiani".
Ilaria Costantini
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