|
Ha tentato di colpire un compagno di classe alla gola, con un coltello da cucina, perché era "stanco di essere preso in giro da lui". Così una lite tra due sedicenni, in una scuola romana, è degenerata nell'ennesimo episodio di sangue. Stavolta è successo a Monterotondo, all'istituto tecnico industriale Cardano. La vittima se l'è cavata con la recisione del tendine della mano sinistra.
"Mi metteva in ridicolo davanti agli altri compagni e alle ragazze", ha spiegato agli inquirenti l'aggressore, un ragazzino di Monterotondo, padre impiegato, madre casalinga; nessun precedente penale alle spalle. Lunedì mattina è uscito da casa con un coltello da cucina, una lama di 16 centimetri, con l'intenzione di usarla contro il compagno che troppo spesso l'aveva messo in ridicolo in pubblico.
Tra i due la discussione inizia in classe e prosegue durante la ricreazione nei bagni dell'istituto, dove il ragazzo sfodera l'arma che custodiva in tasca: "Pensi che non abbia il coraggio di ficcartelo nella gola?" ha urlato davanti ad alcuni compagni attoniti. Poi il colpo, diretto al collo dell'amico, che però riesce a proteggersi con la mano sinistra. Solo un tendine reciso per fortuna, una ferita guaribile in 20 giorni grazie anche ad un piccolo intervento chirurgico. L'aggressore, subito fermato dal personale scolastico, è stato arrestato con l'accusa di tentato omicidio, lesioni personali e porto abusivo di armi. Trasferito al centro di accoglienza di via Virginia Agnelli, il ragazzo ha ammesso di aver fatto "una sciocchezza": "Volevo mettergli paura - ha spigato tra le lacrime - ma poi ho perso totalmente il controllo".
Secondo i dati forniti a fine aprile dalla centrale operativa del 118, sarebbero almeno una quarantina gli accoltellamenti avvenuti a Roma nel corso di quest'anno. Soltanto giovedì, un quindicenne è stato ferito alla milza da un coetaneo di origine rumena, alla media Giovanni Falcone del villaggio Prenestino. "Mio figlio è terrorizzato all'idea di tornare a scuola" si è sfogata la madre del ragazzo con il sindaco Gianni Alemanno, in visita all'istituto. "Alcune operazioni come la serie tv Romanzo Criminale non aiutano - ha detto Alemanno parlando della matrice culturale del fenomeno coltelli - lanciano delle mode, degli atteggiamenti e dei modi di fare sbagliati". Dichiarazioni che hanno subito suscitato la reazione del regista e del produttore del film ispirato al romanzo di De Cataldo: "in Italia le fiction di maggior successo sono quelle sui santi, eppure non c'è nessuno che si fa prete" ha ironizzato Michele Placido. E Riccardo Tozzi di Cattleya: "Reprimere la rappresentazione della violenza non significa annullarla nella realtà, semmai moltiplicarla".
Ilaria Costantini
|