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Intercettazioni, per il Csm sono a rischio i processi e la libertà di stampa PDF Stampa E-mail
Friday 13 February 2009

Se dovesse essere approvata nella versione attuale, la nuova disciplina sulle intercettazioni costituirebbe un "sostanziale ostacolo allo svolgimento delle indagini". A cui si accompagnerebbe "un'evidente compressione dei valori riconducibili all'articolo 21 della Costituzione". Quello che garantisce la libertà di stampa. Il parere espresso dalla VI sezione del Consiglio Superiore della Magistratura suona come una bocciatura della riforma sulle intercettazioni: ma non lo è.

Così ha replicato il vicepresidente Nicola Mancino agli attacchi del Pdl, ribadendo funzioni e indipendenza dell'organo di autogoverno dei magistrati: "Il csm non è una terza camera", ha speigato, ma ha comunque la possibilità di "esprimere criticità, consensi o dissensi" su norme che incidano sul funzionamento della giustizia.
Ciò detto, la nota arrivata nella mani del guardasigilli Angelino Alfano, contiene rilievi fortemente critici al disegno di legge all'esame della Commisione Sanità della Camera. Secondo Palazzo Marescialli, il nuovo dispositivo potrebbe infatti tradursi in uno strumento che "vanifica gli sforzi investigativi delle forze di polizia e delle procure". Anche per "reati gravissimi", come mafia, terrorismo, omicidio, sequestro, pedofilia e violenza sessuale. Fino alla "materiale impossibilità di celebrare i processi" e comunque dilatandone i tempi. Questi gli esiti che - secondo i consiglieri Pepino, Roia, Carrelli Palombi, Volpi e Patrono - si accompagnerebbero alla trasformazione delle intercettazioni da "mezzo di ricerca della prova" a strumento utilizzabile soltanto in presenza di "gravi indizi di reato".
Una critica altrettanto serrata riguarda le norme che puniranno la pubblicazione degli atti del processo. Secondo l'analisi dei consiglieri, l'articolo 2 della legge introduce una "equiparazione" tra atti coperti e atti non più coperti da segreto istruttorio. Risultato: "una parte significativa della fase delle indagini preliminari risulterebbe sottoposta a un regime indifferenziato di divieto di pubblicazione". Con "un'evidente compressione" della libertà di stampa.  Ma oltre al giornalista e al direttore della testata, rivelare notizie secretate potrebbe costare caro anche al pubblico ministero titolare del procedimento, di cui si potrà chiedere la sostituzione.  
Il parere espresso dalla commissione è valso al Csm  reiterate accuse di "politicizzazione" da parte di Daniele Capezzone, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri. "Il nostro parere si limita a valutare ciò che è stato introdotto nel dibattito" è stata la risposta del vicepresidente Nicola Mancino. Che ha anche chiarito: "la norma prevede che il Csm possa presentare proposte al ministro" senza per questo sostituirsi alle Camere nella bocciatura di un provvedimento.
La decisione finale del plenum del palazzo dei Marescialli è comunque attesa per martedì.

Ilaria Costantini

 
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