Ma perché volete fare i giornalisti? Crisi editoriali, mercato saturo,
morte dell'inviato: è uno sguardo interrogativo, stupito e beffardo insieme,
quello che ci ha accompagnato in questi due anni. Ma è lo sguardo di chi
giornalista lo è già. Realismo post-ideologico
o chiusure di casta? Di certo, l'impressione è che qualcosa non funzioni: in
quelle che dovevano essere le fabbriche dei nuovi giornalisti, deputate a
sostituire la "praticaccia", sempre più si predica la fine del giornalismo e la
necessità di arrangiarsi, di adeguarsi.Con il "Periscopio", noi ci abbiamo provato. Piccole inchieste e tanto lavoro,
intuizioni grafiche e discussioni estenuanti: chi non ama il "verde
periscopio", chi soffre il coordinatore unico, chi contesta il paginone. Ma
sempre per passione.
"This is the end, my only friend, the end. Of our elaborate plans, the end. Of everything that stands, the end. No safety or surprise, the end. I'll never look into your eyes, again". Siamo arrivati alla fine, cari amici del master. La musica dei Doors accompagna l'immagine di copertina dal film Apocalypse Now. E le parole risuonano: "Questa è la fine. Dei nostri piani elaborati. Di tutto ciò che sta in piedi. Nessuna sicurezza o sorpresa. Non guarderò mai più dentro i tuoi occhi".
Prima a Casal di Principe per l’emergenza rifiuti in Campania, poi a Lampedusa poco dopo l’incendio al Centro di identificazione ed espulsione (Cie) e infine all’Aquila, nelle ore immediatamente successive al terremoto del 6 aprile scorso.
Sono queste solo alcune delle inchieste, delle cronache e dei reportage realizzati dai
redattori del periodico della Scuola di Giornalismo di Tor Vergata,
Periscopio. Inchieste e cronache approfondite, mai banali.
Non c’è di certo stato molto
tempo per annoiarsi nel corso del nostro lungo viaggio che ci ha “trasformati”
da giovani laureati di belle speranze in una schiera di agguerriti giornalisti
allo sbaraglio. Per compiere questa sorta di mutazione antropologica è servito
non solo il lavoro quotidiano sul nostro giornale, il Periscopio, ma anche il contatto
costante con persone che di questo mestiere hanno fatto una ragione di vita.
Parliamo di tutti quei giornalisti che hanno arricchito le nostre giornate cercando di svelarci segreti e retroscena del “dorato” mondo dell’informazione.
La metamorfosi di Roma sempre più divisa tra l’ossessione della nuova amministrazione per decoro e sicurezza e la tendenza a mostrare alcuni dei suoi volti peggiori, dalle aggressioni alla comunità omosessuale alla violenza della movida romana o al degrado provocato dalla speculazione edilizia.. Quella delle notti di Campo de’Fiori e Ostiense finite diverse volte tra i coltelli. Quella della paura e delle intolleranze verso gli stranieri.
“Catrame e cemento”, “La città proibita”, "Ma che razza di Natale", "Immobili", "Lucciole per lanterne", "Moto perpetua".